Perché una filosofia cristiana? Una possibile risposta al fideismo

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Immaginiamoci una scena classica: sciallo sabato sera di maggio, seduti sul baule della macchina in mezzo a un campo. Personaggi: io, Gabri (il mio amico filosofico) e un pacchetto di ottime sigarette. Mentre contempliamo le prime stelle e le nuvole, Gabri (che pensa sempre molto) se ne salta fuori con una domanda delle sue.

“Greg… c’è una cosa che non capisco.”

Aspiro una boccata di fumo, pregustando già l’intensità della conversazione.

“Se sei cristiano, a cosa ti serve studiare filosofia? Cioè… la filosofia non cerca proprio quelle risposte che la religione ti dà? Che senso ha dunque continuare a farsi domande?”

Dovete sapere che Gabri è un matematico. Gli piace farsi domande, adora affrontare problemi e gode nel trovare la risposta da solo. Per lui avere domande è essenziale quanto respirare.

Per cominciare, provo a cavarmela con una risposta metaforica (che piacerebbe a certi professori di medievistica):

“A che ti serve leggere l’ultimo capitolo di un libro se non hai letto tutti i precedenti?”

Gabri non si accontenta.

“Spiegati.”

“Be’, io credo che Gesù sia la risposta alle domande dell’uomo. Ciò non toglie che devo farmi delle domande, cercare delle risposte, e scoprire che Lui è veramente quella risposta.”

Grazie a Dio, Gabri è anche un po’ esistenzialista. Capisce che la filosofia non è semplicemente una ricerca formale, ma che sin dalla sua nascita – da quel primo gran rompiballe di Socrate – è una ricerca di senso, e del senso – della propria vita e del mondo. Qualcosa che ti coinvolge personalmente. Ma ribatte:

“Ciò significa che chi non studia filosofia non si fa quelle domande e quindi non può trovare la risposta?”

“No. La filosofia non è tanto farsi domande quanto cercare di andare al fondo di tutte quelle che girano per il mondo, e di scoprire quali sono le vere domande fondamentali dell’uomo, a cui Gesù dà risposta. Significa accompagnare quelli che hanno spinto la ragione molto in alto per vedere cosa gli mancava alla fine, quale risposta non hanno trovato, o come o perché hanno sbagliato a cercare.

È importante capire che la ragione è un dono, la curiosità intellettuale una chiamata. Dio vuole essere cercato, e vuole farsi trovare.

Il mio bisnonno, che era un contadino, cercava Dio nel sudore che versava sul campo, nelle nuvole che promettevano pioggia.

Una madre cerca Dio nella felicità di suo figlio e nelle lacrime che piange tante notti per lui.

Platone ha cercato Dio nel mistero della conoscenza umana, nella sua capacità di sapere cose di cui non ha mai avuto esperienza.

Perché un cristiano dovrebbe studiare filosofia? Perché Dio sfida la nostra intelligenza a cercarLo, a lanciarsi più in là possibile, e infine a riconoscerLo quando Lui stesso si offre come risposta.

Ti faccio un esempio. Mettiamo che tu studi fisica, e ti sei intrippato perché hai scoperto delle anomalie nel perielio di Mercurio che non riesci a spiegare. Un giorno trovi la relatività di Einstein, ed ecco che lo spiega. Hai trovato la risposta? Sì. Ma prima di tutto devi capirla. E poi… questo chiude la tua curiosità? Non le apre forse un orizzonte nuovo e più vasto? Non ti chiedi a quel punto, cosa c’entra tutto con questa risposta?”

Se questa fosse stata una vera conversazione, Gabri avrebbe probabilmente risposta con uno scettico “non so”, e avrebbe continuato a fumare e a pensare.

Mi andrebbe bene. Il mio obiettivo non era convincerlo. Era dargli qualche pista per continuare a cercare risposte. So che – come chiunque altro – non sarà contento finchè non le avrà trovate da solo.

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