Esseri umani: gli immigrati dietro l’immigrazione

Carlos Ruiz, LC

Non so se dovrei affrontare un tema come questo. E’ difficile. La mia condizione è forse un impedimento. Però, come restare zitto? Non è possibile.

L’immigrazione è un problema polemico, difficile e attuale. Sebbene non sono italiano e sono straniero in un paese che mi ha accettato, parlare di questo problema mi sembra importante.

Nel fondo, veramente il problema dovrebbe essere ricondotto a un fatto di somma importanza e sommamente dimenticato: siamo uomini.

Questo, però, non è una semplice scusa di cristiano che servirebbe per aprire i confini o per lasciare tutti entrare dovunque vogliano. Penso, anzi, che non sia questa la soluzione. Siamo uomini e per ciò dobbiamo aiutarci gli uni gli altri, perché alla fine, tutti siamo figli dello stesso Padre, pellegrini nello stesso cammino. Siamo uomini e per ciò credo che sia necessario un cambiamento di punto di vista: non è essere indifferenti ma sapere cosa fare. Siamo uomini, e dobbiamo tendere una mano amica oltre le parole.

Come? E’ un bella domanda. Davvero, non c’è, secondo me, una risposta facile, ma ci dovrebbe essere una risposta vera. No è dire di sì a tutto, è dire di sì a un cambiamento profondo della nostra società. La risposta, penso, si trova nel non essere indifferenti, cioè, essere aperti a lavorare non per la uscita facile, sia aprendo i confini sia chiudendoli. No! Quello è indifferenza. Dobbiamo andare oltre a una soluzione immediata come quella e prendere piena responsabilità per la vita dei nostri fratelli. Dobbiamo, dunque, andare a trovare il problema dove c’è, cioè, in quelle nazioni in guerra o in povertà. Dobbiamo sporcarci le mani lì dove i nostri fratelli trovano la morte. Dobbiamo fare della loro casa una casa abitabile, un luogo di sicurezza e di amore.

Differenze ci saranno sempre, ma dobbiamo far vedere ai nostri fratelli che queste non hanno l’ultima parola. Che il paradiso non si trova fuori di ciò che loro chiamano casa, ma è proprio lì che si può costruire il paradiso.

Non so se dovrei scrivere su questo, essendo io stesso uno straniero. Però so bene che la sofferenza non si cura con un analgesico. Se si devono aprire o no i confini, neanche lo so. So, però, che stiamo dimenticando che oltre i confini si trovano i nostri fratelli, quelli che come noi sono esseri umani.

 

Credito di foto: Noborder Network

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